Accessibilità? Sì, grazie

Il mondo sta diventando sempre più accessibile: il web non può rimanere indietro.

voiceover

È ormai da diverso tempo che non parlo di accessibilità su questo blog, ma questo non significa che l’argomento sia ormai da dimenticare. Al contrario il tema è più che mai vivo senza che sia necessariamente legato alla parola “accessibile”, anche in contesti diversi dal web.

Qualche esempio?

La Google Car che si guida da sola:

Un prototipo di auto capace di spostarsi autonomamente, che consente a chiunque di raggiungere senza problemi una destinazione. Si tratta di rendere accessibile un mezzo che fino ad oggi non lo è stato, e non mi riferisco solamente ai non vedenti.

Un altro esempio l’ho avuto qualche settimana fa a Bologna, all’interno di un evento dedicato al mondo dei videogiochi: Svilupparty.

Sapevate che il mondo degli audiogame è vivo più che mai? Uno degli esempi più famosi è Nicolas Eymerich, videogame tutto italiano giocabile anche senza vedere lo schermo. Nonostante il sito realizzato a tabelle (è un peccato che proprio in un caso simile non sia stato fatto un lavoro accessibile), il caso merita attenzione.

Questi sono solo alcuni esempi per indicare che il tema dell’accessibilità è sempre più integrato nella vita di tutti i giorni, anche se non ce ne rendiamo conto.

Altri esempi: la smart tv che ho acquistato un mese fa ha i controlli vocali, e anche VoiceOver su Mac/iOS ha fatto incredibili passi in avanti.

Ma com’è la situazione sul web?

Accessibilità della rete

Tutte le pratiche legate alla scrittura di codice HTML accessibile sono ancora valide, ed è bene non dimenticarle. Non mi riferisco solo alla scrittura di codice semanticamente valido, ma anche all’uso di WAI-ARIA e di HTML5.

È necessario però approfondire il tema JavaScript.

Secondo l’ultimo sondaggio di WebAIM la percentuale di utenti che utilizzano uno screen reader con JavaScript abilitato è superiore al 98%, e anche Google ha annunciato che sta lavorando per indicizzare meglio tutti i contenuti generati in maniera asincrona.

Questo però non significa trascurare le buone pratiche di scrittura del codice: è importante mostrare dei contenuti navigabili anche quando JavaScript non è attivo, anche perchè potrebbero esserci dei dispositivi che non lo supportano totalmente. L’esperienza non deve essere necessariamente la stessa, ma è fondamentale che i contenuti siano comunque accessibili: non mi riferisco solo agli screen reader, ma a tutti i device che in questi anni stanno iniziando ad entrare prepotentemente sul mercato.

È possibile trovare un browser web già preinstallato all’interno di televisori, console per videogiochi, smartphone sotto i 100€, e molto spesso l’esperienza di navigazione con questi dispositivi è ben diversa da quella di un normale pc.

Testarli tutti? Impossibile.

La soluzione migliore è scrivere il codice tenendo in mente il progressive enhancement (o se proprio non volete, almeno la graceful degradation). È l’unico modo per rendere accessibile il vostro lavoro a più persone, concentrando i test solo sui dispositivi più utilizzati.

Il mondo si sta evolvendo velocemente, ed è sempre più connesso. Garantire a tutti la migliore esperienza possibile è un dovere sempre più forte, soprattutto adesso che lavorare sul web ha acquisito un ben più ampio significato.

[Vector mobile phone – Immagine di Shutterstock]

Tommaso Baldovino

UX/UI Designer di Firenze, appassionato di tecnologia e accessibilità, esperto di WordPress, blogger, gamer e amante della fotografia.