Agile UX Barcamp 2013

L’edizione 2013 dell’Agile UX Barcamp è stata un successo: questo il mio racconto.

Venerdì scorso ho partecipato all’edizione 2013 dell’Agile UX Barcamp, evento organizzato da Dada qui a Firenze presso la sede dello IED.

L’appuntamento era gratuito ed i biglietti sono spariti in pochissimo tempo: basti pensare che le iscrizioni sono state aperte solo un paio di settimane prima della data e anche con 200 posti a disposizione la waitlist era decisamente affollata.

Valeva la pena esserci? Decisamente sì.

Non ho intenzione di fare un resoconto di tutti i talk, anche perché erano divisi su due sale e non ho ancora il dono dell’ubiquità, ma è stata una giornata ricca di spunti di riflessione su un tema — quello delle metologie agili — che da più di due anni mi interessa particolarmente.

I temi

Sono emersi alcuni temi ricorrenti durante i vari talk, ed è su questi che mi voglio soffermare.

Il ruolo del Product Owner

iterazioni

Fin dal keynote di apertura di Luca Mascaro il ruolo del PO è stato oggetto di numerose riflessioni. È effettivamente un punto di contatto indispensabile tra il ciclo di sviluppo che procede per iterazioni ed i feedback che arrivano dal mondo esterno. Ma se parliamo di user experience e indicazioni che arrivano dagli utenti dove si posizionano gli UX designer?

Questo punto apre la strada ad un secondo tema emerso durante la giornata.

UX designer: dov’è la visione a lungo termine?

Lavorando per brevi iterazioni (es. sprint di due settimane, come succede nel team scrum dove lavoro attualmente) c’è un forte rischio di perdere di vista la direzione del progetto. Seguendo un insieme eterogeneo di sviluppi nell’arco di varie iterazioni, difficilmente dopo qualche mese ci sarà coerenza se non si è seguita una linea guida. Questo dal punto di vista del designer è un grosso pericolo, ma rinunciare alle iterazioni dal mio punto di vista non è accettabile.

Durante il barcamp c’era chi parlava di designer all’interno dei team di sviluppo e chi invece li posizionava ad un livello superiore quasi a fianco del PO, soprattutto per il lavoro di analisi.

Ritengo il lavoro in un team crossfunzionale l’unica soluzione possibile: non ha senso dividere lo sviluppo verticalmente facendo un considerevole passo indietro.

C’è però un obbligo: avere una visione (che può cambiare in corsa, e quasi sicuramente lo farà) e usarla come guida durante le iterazioni. È un concetto chiave, che anche Aral Balkan aveva espresso alla Kerning Conference e a From the front 2012:

vision

Dati, dati e ancora dati

Non mi stancherò mai di dirlo e finalmente è un concetto che viene ripetuto sempre più spesso durante conferenze ed eventi. Lavorare sulla base di dati e non di supposizioni è l’unico modo per raggiungere dei risultati.

Non è un discorso limitato esclusivamente a chi si occupa di UX: la raccolta di dati nelle fasi iniziali di un progetto e durante ogni iterazione dello sviluppo è fondamentale per lavorare nella giusta direzione.

I comportamenti degli utenti ed i loro desideri sono l’unica cosa che conta.

La cronaca di #auxc13

Per chi vuole rileggere il racconto della giornata ho creato una board con tutti i post dei vari social network relativi all’evento. La trovate su un servizio che ho scoperto proprio il giorno prima della conferenza: http://tagboard.com/auxc13

Conclusioni

Al termine di questi eventi resta spesso una bella sensazione. Non succede sempre, ma se accade significa che la giornata è stata spesa bene.

È stato sicuramente merito dei presenti e delle tante persone che sono riuscito ad incontrare: volti con cui fa sempre bene confrontarsi e che aiutano a non fossilizzarsi sulle proprie convinzioni.

Grazie a tutti.

Esistono la quotidianità e le abitudini del lavoro di tutti i giorni, ma per crescere è necessario anche guardarsi intorno.

Tommaso Baldovino

UX/UI Designer di Firenze, appassionato di tecnologia e accessibilità, esperto di WordPress, blogger, gamer e amante della fotografia.