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giu 15 2009
Spesso si sente parlare di usabilità dei siti internet, ma le idee sulla definizione precisa si confondono e si sovrappongono, arrivando a spiegazioni anche molto diverse. In linea generale l’usabilità può essere definita come la facilità di interazione tra una persona e lo strumento che utilizza.
Riferendosi ad internet, il rapporto da considerare è quello tra un utente ed il sito che sta navigando.
Qualcuno potrebbe pensare che l’esperienza dell’utente (in inglese user experience o UX) sia la stessa cosa, ma in realtà non è così. L’usabilità è solo uno dei fattori che servono a raggiungere una buona user experience: sono poi da considerare accessibilità, architettura delle informazioni, user interface design ed interaction design.
L’esperienza dell’utente è il risultato della combinazione di tutti questi aspetti: riguarda emozioni, sensazioni e comportamenti, non solo l’efficienza con cui vengono raggiunti determinati obiettivi.
Un sito usabile non assicura quindi sempre un riscontro positivo da parte degli utenti. Sicuramente aiuta, ma da sola l’usabilità non è sufficiente.
Pensate ad un blog con le categorie bene organizzate, titolo della pagina corrente ben in evidenza, menu e testi leggibili ed anche una ricerca funzionale. Sembrerebbe tutto perfetto, ma se i contenuti dei post fossero incompleti o avessero evidenti errori grammaticali?
I visitatori ricorderebbero molto più facilmente quest’ultimo aspetto, giudicando negativamente il sito senza altre possibilità di appello.
L’esperienza utente va oltre l’usabilità, perchè tiene anche conto di altri fattori:
Gli utenti devono avere un motivo per voler navigare il vostro sito. E’ bene che sia funzionale ed efficiente, ma deve essere in grado di offrire qualcosa di più per piacere. La chiave è invogliare i visitatori a tornare.
I testi sono attendibili? Questo aspetto vale per un blog come per un sito aziendale: i messaggi devono essere credibili, e questo ovviamente implica anche la correttezza grammaticale.
La personalità di un sito è importante, soprattutto per quelli aziendali: il modo di rivolgersi al visitatore deve essere studiato senza improvvisare. In questo caso sono i dettagli che contano, dai messaggi di avviso alle etichette dei menu, passando per le indicazioni delle azioni da compiere.
Il messaggio trasmesso dal sito deve essere coerente in tutte le pagine. Il modo di rivolgersi al visitatore non può cambiare tra l’homepage ed una procedura di acquisto.
Ottenere un feedback positivo dai visitatori è fondamentale, e per farlo è sempre bene partire da un sito usabile ed accessibile. L’importante è ricordare come questo da solo non basti per raggiungere una buona user experience. L’utente soddisfatto, a cui piace interagire con il vostro sito, tornerà più spesso e vi porterà altre visite, cosa che non succederà con tutti coloro che avranno un’esperienza negativa.
Immagine: Paul Veugen
Nota: questo articolo è stato ispirato da Usability to the UX, su redant.co.uk.
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non c’è che dire, hai perfettamente ragione e i punti sono molto ben spiegati…
mi piace soprattutto l’idea che un sito abbia una personalità, e che questa personalità sia coerente sia tra i contenuti, sia con l’interfaccia
penso che la maggior parte delle web-agency non riesca a raggiungere questi obiettivi, perchè rendere organico il lavoro di tante persone richiede risorse (se non adirrittura un dipendente specializzato esclusivamente in questo, disponibile sono nelle grandi aziende)
è paradossalmente più facile se è una sola persona ad occuparsi della maggior parte del progetto (un punto a favore dei liberi professionisti)
il problema però più pesante è far capire anche al cliente queste esigenze, che spesso non ne ha affatto la sensibilità…
Molto interessante davvero.
Purtroppo questi argomenti non sono molto diffusi nei blog, che ospitano quasi sempre articoli più tecnici. Queste tematiche invece sono i concetti base che differenziano un buon lavoro la un eccellente lavoro.
Quoto in pieno Marco, argomento interessante ma poco diffuso