User Experience nel mondo reale: le statistiche

L’86% dei clienti di un servizio online sarebbe disposto a pagare di più per una migliore esperienza di acquisto. Numeri che fanno riflettere.

L’esperienza d’utilizzo di un servizio sta ottenendo la giusta importanza con il passare degli anni, tanto da far aumentare in maniera esponenziale l’utilizzo del termine UX.

È importante capire come l’ambito della user experience sia universale: tutto ciò che riguarda il rapporto tra una persona ed un prodotto / servizio può essere incluso in questo contesto, andando oltre i limiti del solo web.

Altrettanta importanza la assumono i numeri: tramite delle statistiche è possibile monitorare un fenomeno, capirne il trend, anticipare dei cambiamenti e non farsi cogliere impreparati. Per questo ho voluto mettere insieme le due cose: UX e relative statistiche, per porre l’attenzione sul tema. Continua a leggere User Experience nel mondo reale: le statistiche »

L’usabilità di Periscope: soluzioni intelligenti per touchscreen

La navigazione tramite gesture è l’ideale per i touchscreen di grandi dimensioni.

Periscope è senza dubbio una delle app del momento: streaming video alla portata di tutti dal proprio smartphone. Dopo l’entusiasmo dei primi giorni viene ormai usata abitualmente da personalità più o meno famose del web, e sono in tanti ad avere trovato in questa app un modo per condividere con tutto il mondo momenti della propria vita in tempo reale.

Con questo articolo però voglio porre l’attenzione sull’usabilità di Periscope, che dietro un’interfaccia apparentemente semplice nasconde delle soluzioni intelligenti.

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Test di usabilità: la mia esperienza

Consigli e suggerimenti per eseguire test di usabilità sui propri progetti, dopo avere sperimentato diverse sessioni.

I test di usabilità sono un momento fondamentale nello sviluppo di un progetto, ma molto spesso non vengono effettuati per motivi di tempo (e quindi di costo). Dopo essermi documentato, avere letto vari testi, ed aver visto Steve Krug parlarne in maniera approfondita durante la conferenza From the Front, è arrivato anche per me il momento di sperimentarli.

Ho voluto aspettare a scrivere un articolo a riguardo perché volevo provare direttamente sul campo gli insegnamenti necessari: non avrebbe avuto senso riproporre testi scritti altrove senza approfondire di persona.

La mia esperienza

Non posso andare troppo nello specifico sull’argomento del test: l’esperimento è stato infatti condotto nell’azienda in cui lavoro per testare delle pagine non ancora online. Posso però affermare senza ombra di dubbio che questo esperimento è stato utilissimo per rendersi conto degli errori commessi durante lo sviluppo: la parte migliore è stato potersi accorgere come sia possibile ottenere netti miglioramenti correggendo pochi dettagli. Se si considera poi il tempo necessario per eseguire i test (6 sessioni eseguite nell’arco di 2 giorni, compresa l’elaborazione dei risultati), il risultato è stato eccellente ed ha risparmiato ore ed ore di riunioni:

 

4 sessioni con utenti reali sono sufficienti a smentire ore e ore di riunioni

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Groupon e i gruppi d’acquisto: pregi e difetti

Un’analisi dei principali fattori comuni ai siti di acquisti social: a cosa è dovuto il successo di Groupon?

Groupon è stato sicuramente uno dei maggiori fenomeni web degli ultimi anni: in Italia è cresciuto, si è affermato, ed è stato capace di convincere molte persone a compiere il primo acquisto online.

Ma a cosa è dovuto il suo successo?

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User Experience: i risultati del questionario di usabile.it

Alcune considerazioni sul sondaggio riguardante la UX, organizzato da Maurizio Boscarol.

Maurizio Boscarol ha pubblicato su usabile.it i risultati di un sondaggio molto interessante effettuato qualche mese fa. L’argomento è la User Experience, materia di cui si parla molto negli ultimi anni non solo tra gli esperti del settore ma anche a livello aziendale.

Uno degli scopi del sondaggio era capire come fosse interpretata la disciplina: viene usata semplicemente come un nuovo termine per farsi interessanti agli occhi dei clienti o ha davvero un’utilità pratica?

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La paginazione è destinata a scomparire?

Aumentano gli esempi di scrolling infinito sulle pagine web: ma la paginazione è ancora una soluzione valida?

La paginazione è da sempre un elemento fondamentale su tutti i siti web e sui blog. Quei numeri che consentono di spostarsi nell’archivio delle notizie più datate sono stati spesso al centro di dibattiti sulla loro effettiva usabilità: sono veramente la soluzione più comoda?

Da qualche tempo questo tipo di paginazione è stata sostituita da una sorta di scrolling infinito su diversi siti importanti: Facebook e la nuova ricerca immagini di Google sono i casi più rilevanti. Ma la soluzione in realtà non è nuova. Già nel 2006 ne avevo parlato su questo sito, citando gli esperimenti degli Humanized Labs.

E’ difficile stabilire se questa sia la soluzione definitiva, ma sicuramente è una possibilità che va presa in considerazione. Tra gli svantaggi principali sono da considerare:

  • l’impossibilità di raggiungere il footer
  • l’impossibilità di linkare la pagina in uno stadio intermedio
  • la memoria richiesta dal browser per gestire pagine di questo tipo

Alcuni problemi possono essere aggirati, ad esempio inserendo un tasto per caricare i nuovi contenuti invece di farlo in automatico, ma questo non elimina tutti i difetti.

Molto dipende sicuramente dal sito: in certi casi non ha senso mostrare 200 pagine, soprattutto nel caso dei risultati di ricerca o di contenuti ordinati per rilevanza. Voi cosa ne pensate? Usereste lo scrolling infinito sul vostro blog?

Se siete interessati a sperimentare, esiste un plugin WordPress che introduce questo tipo di navigazione: pro e contro sono elencati anche dall’autore, valutateli con attenzione e se avrete dei risultati interessanti fatemi sapere!

Touchscreen e accessibilità

Siti accessibili ai touchscreen ed alcune implicazioni della loro diffusione.

Le linee guida per la realizzazione di siti accessibili da tempo hanno chiarito un punto: è fondamentale offrire ad un utente la stessa esperienza di navigazione, indipendentemente dal dispositivo utilizzato. Se fino a poco tempo fa era ovvio pensare alla navigazione da tastiera oltre a quella via mouse, l’avvento dei touchscreen ha aggiunto un altro livello di complessità.

Non si tratta di una questione banale, perché utilizzare un touchscreen è un’esperienza totalmente diversa rispetto alla navigazione tradizionale: ve ne sarete resi conto se avete uno smartphone o un iPad.

Cosa dicono le linee guida

Tra i 22 requisiti per la verifica tecnica della legge Stanca, è da sottolineare il numero 16:

Garantire che i gestori di eventi che attivano script, applet oppure altri oggetti di programmazione o che possiedono una propria specifica interfaccia, siano indipendenti da uno specifico dispositivo di input.

Ed anche un passaggio del requisito 21:

I collegamenti presenti in una pagina devono essere selezionabili e attivabili tramite comandi da tastiera, tecnologia in emulazione di tastiera o tramite sistemi di puntamento diversi dal mouse.

Indicazioni di questo tipo esistono anche nelle WCAG, sia nella loro versione 1.0 che nella più recente 2.0. Un esempio è la linea guida 9 delle WCAG 1.0: Design for device-independence.

I problemi con i touchscreen

La differenza fondamentale tra un mouse ed un touchscreen è che per il secondo non esiste mouseover. Potrebbe sembrare una banalità, ma se pensate a quanti siti utilizzano i CSS o JavaScript per scatenare un evento al passaggio del mouse, potete rendervi bene conto dell’entità del problema (menu a tendina, tooltip…).

Fino ad ora la soluzione più utilizzata consiste nel trasformare il mouseover in un ulteriore clic, anche se questo aumenta la complessità della navigazione. E’ una soluzione efficace? Sì, perché risolve il problema, ma non è detto che sia quella ottimale.

Il discorso quindi si lega anche al tema usabilità ed al design delle interfacce: è inevitabile che l’arrivo di una nuova modalità di navigazione introduca nuove variabili.

Da evitare

Sono sicuramente da eliminare o rappresentare in maniera differente:

  • contenuti leggibili solo con lo stato :hover (ad esempio testi con poco contrasto rispetto al background)
  • link visibili solo al mouseover, normalmente poco distinguibili dal testo semplice
  • azioni correlate al mouseover su un particolare elemento (le più comuni sono modifica e cancella)

Uno sguardo al futuro

I touchscreen sono ormai sul mercato da anni, e la loro presenza continua ad aumentare. Tralasciando le discussioni sulla loro effettiva utilità, è logico pensare che nei prossimi anni continueremo a vedere dispositivi che li utilizzano, seguendo l’esempio dell’iPad.

In questo scenario è obbligatorio considerarne la presenza, soprattutto se si realizzano siti con interfacce fuori dal comune. Proprio questa originalità a volte può rendere un sito inaccessibile: l’importante è ricordare che non esiste solo il mouse.

La prima cosa da fare è assicurarsi che sia possibile usufruire di tutti i servizi di un sito indipendentemente dal mezzo utilizzato per navigare. I touchscreen hanno introdotto nuovi fattori, e la situazione è destinata a diventare sempre più complicata: pensate a chi sta già utilizzando la propria console di casa per navigare dal televisore, o a chi sta usando lo stesso Tv LCD per collegarsi ad internet. In futuro i dispositivi connessi alla rete saranno sempre di più: forse sarà l’occasione buona per vedere considerare l’accessibilità una necessità e non un lusso per pochi.

[Foto di bark]

Flickr redesign: la nuova pagina foto

La nuova pagina foto di Flickr è un miglioramento per gli utenti?

Gli utenti abituali di Flickr se ne saranno già accorti: da qualche giorno è stata resa pubblica la nuova versione della pagina foto.

Come consuetudine la novità è stata pubblicata come preview per gli utenti, che possono decidere se mantenere la vecchia versione per qualche tempo o utilizzare la nuova: questa pratica è ormai consolidata e concede ad una buona fetta di utenti di abituarsi al cambiamento, senza imposizioni da un giorno all’altro. Le critiche non mancheranno comunque, ma sarebbe un’utopia pensare di fare felici tutti con un redesign di un’interfaccia.

Per l’elenco delle novità in dettaglio vi rimando al post ufficiale sul blog di Flickr: io preferisco soffermarmi solo su alcuni aspetti del cambiamento, e su come certi dettagli siano stati molto apprezzati dagli utenti abituali. E’ stata una sorpresa infatti leggere molti pareri positivi, cosa che non era successa con altri redesign (vedi il caso di Facebook).

I dettagli più interessanti

Foto più grandi

In un sito che ha nelle immagini la sua ragione di esistere, aumentare la dimensione di default delle stesse è una mossa vincente. Le foto iniziavano infatti ad essere troppo piccole per le risoluzioni sempre più elevate dei nuovi monitor: adesso arrivano ad una larghezza di 640 pixel, sicuramente più accettabile.

Ingrandimento con un clic

Questa è una delle novità più interessanti: molti utenti infatti inserivano nella descrizione delle foto un link alla stessa immagine più grande su sfondo nero. Sono nati anche servizi esterni per questo, e Yahoo! ha deciso di assecondare gli utenti offrendo la feature direttamente su Flickr. Adesso con un clic sull’immagine questa viene visualizzata a schermo intero su sfondo nero, e la resa è ottima:

Geotagging in evidenza

Mettere in evidenza le informazioni geografiche collegate ad una foto qualche anno fa sarebbe stata una follia. Adesso non lo è più. Con smartphone e fotocamere dotate di GPS, geolocalizzare le foto è automatico, e comunque è sempre possibile farlo anche manualmente dopo aver importato gli scatti.

Inserire questa feature al primo posto sulla sidebar destra fa capire la sua importanza. In questo modo diventa ancora più facile ritrovare tutti gli scatti di una certa località e scoprire le foto più popolari di un luogo.

I difetti

Nonostante il redesign sia positivo, alcune cose potrebbero essere ulteriormente migliorate.

Avrei apprezzato molto uno spazio dedicato ai dati EXIF delle immagini: Flickr è una community ricca di fotografi, e certe feature sarebbero sicuramente apprezzate. In questo redesign invece i metadati rimangono su una pagina separata: sarebbe stato interessante vedere almeno apertura, tempo di esposizione ed ISO.

Per quanto invece riguarda il codice e l’accessibilità delle pagine, non mi è mai piaciuta (e continua a non piacermi) l’eccessiva dipendenza da JavaScript di alcune funzioni. E’ comprensibile che certe azioni siano impossibili senza appoggiarsi a degli script, ma si potrebbe fare di meglio anche solo per quanto riguarda i menu di navigazione: con JavaScript disabilitato infatti la maggior parte dei link non funzionano ed i menu non possono essere aperti (cosa che sarebbe facile da implementare con qualche riga di CSS).

Sono invece funzionanti i nuovi link di zoom e di navigazione (foto successiva / precedente): è possibile che per alcuni nuovi elementi dell’interfaccia sia stata prestata più attenzione, ed altre parti del sito come il menu generale siano rimaste invece con i vecchi difetti. Questo redesign infatti riguarda solo la pagina foto di Flickr, tutto il resto è rimasto inalterato.

In conclusione

Il nuovo design è piacevole e più funzionale: il parere complessivo è decisamente positivo. Ci sono alcuni elementi che potrebbero essere ulteriormente migliorati, ma riguardano più la piattaforma intera di Flickr che la pagina delle singole foto. Per il momento fa piacere vedere qualcosa di nuovo in un sito che era rimasto fermo da anni: le modifiche faranno contenti i molti utenti pro che decidono ogni anno di rinnovare il proprio abbonamento.

Mouse, cursori ed usabilità

Consigli utili per migliorare l’esperienza di navigazione grazie al cursore del mouse.

Il mouse è uno degli strumenti più utilizzati per navigare le pagine web, ed il cursore del mouse è il principale indicatore a disposizione. Le forme che può assumere non sono casuali, e ad ognuna corrisponde un preciso significato.

Lavorando con i CSS, può capitare di cambiare stile al cursore del mouse in corrispondenza di determinate azioni, ma è sempre bene non esagerare. La creatività infatti è da apprezzare finché non va contro anni di consuetudini.

Un chiaro esempio di quanto sia importante il feedback offerto dal puntatore del mouse si ha sui link di una pagina, sia testuali che in altra forma: vedere apparire la classica mano al posto della freccia indica che l’oggetto in questione è proprio un link con cui è possibile interagire.

Cambiare questo comportamento non solo è sbagliato, ma può confondere gli utenti: è fondamentale evitare di modificare questo tipo di feedback.

Un altro esempio è quello dei campi input e delle textarea dei form. In questo caso il cursore cambia forma per indicare un diverso tipo di interazione, ed è bene che questo feedback sia sempre presente. Anche quando si utilizzano tecnologie diverse da HTML e CSS (vedi Flash), è necessario ricordarsi di tale comportamento per non disorientare l’utente.

Un caso in cui è sempre utile un intervento tramite CSS è quello dei tasti submit dei form. Il cursore infatti normalmente non cambia forma al mouseover. E’ un comportamento diffuso ed al quale siamo abituati, ma niente vieta di migliorare l’usabilità del proprio sito con una modifica semplice, aggiungendo cursor: pointer allo stile di tali elementi.

Sono piccoli accorgimenti che possono fare la differenza: anche se il mouse non è l’unico strumento utilizzato per navigare il web, è sicuramente il più diffuso. Il cursore è uno dei primi strumenti a disposizione per dare un feedback all’utente, sarebbe ingenuo non preoccuparsene.

Potete approfondire l’argomento leggendo anche Usability Post: Mouse Cursor Affordance.

La logica dell’iPad ed il computer del futuro

E’ arrivato il momento di dire addio a file e cartelle nei sistemi operativi?

Con il futuro iPad, Apple sembra aver fatto un altro passo avanti per dimenticare il file system e l’organizzazione dei documenti sul sistema operativo. In un articolo di maggio 2009 avevo fatto delle previsioni che si sono avverate dopo l’ultima presentazione di Steve Jobs, e ora sta diventando interessante scoprire le altre novità che iPad cela al suo interno.

Leggo infatti su AppleInsider grazie alla segnalazione di Folletto:

[..] iPad apps can now specify that their documents be shared wirelessly. With that configuration, the iPad will make available each apps’ documents, allowing the user to wirelessly mount their iPad via WiFi and simply drag and drop files back and forth between it and their desktop computer.

On the desktop system, the iPad will show up as a share containing a documents folder for each app that enables sharing. For example, a user with iWork apps will be able to wirelessly connect to their iPad as if it were a directly connected drive, and simply drag spreadsheet, presentation, or word processing files between their local system and the mobile device as desired.

Documents copied to the app’s shared folder will be graphically presented by the app when it launches, sparing users from having to figure out where to look for their document files and avoiding any need to sort through different kinds of documents. The document listing also presents each file as a large preview akin to Quick View on the Mac OS X desktop. [..]

In pratica l’iPad verrà visto come un drive esterno in cui poter copiare tutti i documenti: sarà compito di ogni applicazione riconoscere automaticamente quelli associati, permettendo di accedervi all’apertura.

Una soluzione del genere ha ovviamente dei limiti, ma è un ottimo compromesso visto lo scopo del dispositivo.

La giusta chiave di lettura del nuovo prodotto Apple viene illustrata benissimo anche in un post di Steven Frank, tradotto in italiano da Riccardo Mori sul suo blog.

Fino ad ora i computer ci hanno permesso di eseguire migliaia di compiti, a scapito di usabilità, stabilità ed efficienza. Il futuro invece potrebbe riservarci un panorama molto più semplice, che sarà il risultato di anni di miglioramenti progressivi nell’interfaccia uomo-macchina.

In questo scenario l’utente perde logicamente dell’autonomia, ma siamo sicuri che sia sempre positivo lasciargli tutta questa libertà?

La questione non è semplice, e la risposta non è univoca: per determinati compiti sarà comunque indispensabile avere il pieno controllo della piattaforma, ma questo vale solo per casi particolari. L’utente medio non vuole pensare agli aggiornamenti, ai backup ed ai virus: non è un caso che il discorso sia stato sollevato anche da Google parlando di Chrome OS.

Attraverseremo un periodo di transizione dove tutte queste tematiche saranno definite in maniera più chiara: ci saranno sicuramente progetti più riusciti ed altri meno, ma forse nei prossimi anni riusciremo ad interagire con strumenti molto più vicini a noi.