UP24 Jawbone

Fitness tracking UX: due app a confronto

Una settimana con UP24 al polso: i diversi approcci delle applicazioni UP e Lark.

Poco tempo fa mi è stato regalato UP24 di Jawbone, un braccialetto per tenere traccia di movimenti, attività fisica e qualità del sonno: negli ultimi anni c’è stata l’invasione di questo tipo di accessori, e per chi è malato di dati avere accesso ad informazioni simili è una vera e propria rivoluzione.

Avevo iniziato già da qualche mese ad utilizzare un’app in abbinamento con Healthkit su iOS: si chiama lark e mi aveva incuriosito per un approccio totalmente diverso dal solito. Invece di mostrare grafici e statistiche, lo strumento principale con cui si interagisce all’interno dell’applicazione è una chat.

I dati vengono mostrati all’interno della finestra di conversazione, dando vita ad un vero e proprio dialogo tra utente e app:

lark-1 lark-2

C’è un team che si occupa di tenere aggiornati i suggerimenti e le indicazioni, ma dal punto di vista dell’esperienza di utilizzo è proprio l’approccio diverso dal solito che mi ha incuriosito.

Dopo aver ricevuto UP24 ho invece installato l’app di Jawbone ed ho iniziato ad utilizzarla quotidianamente per tenere traccia dei miei dati: come era prevedibile sono emerse subito le differenze con lark. Pur avendo una funzionalità chiamata smart coach per fornire consigli e suggerimenti, l’impostazione dell’applicazione è totalmente diversa, mettendo i dati e le relative statistiche al centro di tutto:

up-1 up-2

Non è detto che l’approccio migliore sia necessariamente uno dei due: tutto dipende dall’utilizzo finale e da chi usa l’applicazione (qualcuno ha detto personas?).

È probabile che i grafici ed i dati dettagliati di UP siano preferiti da chi fa un utilizzo intenso del sistema di tracking e fa abitualmente attività fisica, mentre lark cerca di instaurare un dialogo con chi ha bisogno di più motivazioni e supporto per raggiungere dei traguardi.

È affascinante confrontare lo stesso risultato sulle due applicazioni: una camminata di 20 minuti su UP è stata tracciata come un dato qualsiasi, mentre lark ha messo subito in evidenza come fosse stata una delle camminate più lunghe delle ultime settimane, esultando con vari woohoo! per il traguardo raggiunto.

Motivante!

I rischi dell’emotional design

La soluzione adottata da lark fa necessariamente pensare all’emotional design: è una strada interessante ma non esente da rischi. A tale proposito vi consiglio di leggere l’articolo Emotional Design fail: I’m divorcing my Nest thermostat, che mette bene in evidenza pro e contro di questo tipo di approccio.

Come potrebbe cambiare il punto di vista di un utilizzatore abituale di lark se un giorno l’app iniziasse a ripetere sempre le stesse frasi?

Una cosa è certa: il design di interfacce ha conseguenze sulla vita di chiunque, ed in quanto designer abbiamo un’enorme responsabilità. Non esiste distanza tra web, app e vita quotidiana: la realtà è una sola, ed è sempre bene ricordarlo.

Tommaso Baldovino

UX/UI Designer di Firenze, appassionato di tecnologia e accessibilità, esperto di WordPress, blogger, gamer e amante della fotografia.