Italia.it è tornato

Un’analisi approfondita della nuova versione del portale del turismo italiano.

logo italia.itHo trattato più volte su questo sito l’argomento italia.it, il portale del turismo italiano che da anni cerca di decollare senza riuscirci. Non potevo così trattenermi dall’analizzare la nuova versione, presentata al grande pubblico il 17 Luglio scorso.

Premetto che questo articolo non vuole essere una critica fine a se stessa, ma un modo per analizzare lo stato attuale del portale e suggerire possibili miglioramenti. Ho intenzione di segnalarlo anche tramite la pagina “Collabora” di italia.it, soprattutto se vorrete aggiungere i vostri commenti.

Un sito accessibile?

Le pubbliche amministrazioni come noto sono sottoposte alla legge Stanca, che definisce i requisiti obbligatori per l’accessibilità dei siti realizzati. Nel footer di italia.it viene linkata una pagina con una dichiarazione di accessibilità che afferma:

La home page e le altre pagine del sito promozionale turistico sono state realizzate cercando di rispettare tutti i 22 requisiti tecnici contenuti nel Decreto del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie dell’8 luglio 2005, approvato conformemente a quanto previsto nella Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 recante “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” (Legge Stanca) [..]

Quel “cercando di rispettare” non promette niente di buono, ma una verifica è comunque d’obbligo. Tralasciando tour virtuali e mappe, che vengono a priori segnalati come non accessibili, mi sono limitato ad esaminare l’homepage del sito.

Il problema principale è l’organizzazione dei titoli: c’è un tag H1, ma è usato per la frase “Benvenuti in Italia” e non per il titolo del sito. Manca poi totalmente il tag H2, e si salta all’H3 delle sottosezioni.

Confonde non poco la presenza di link nel menu principale che si aprono in nuove tab del browser. Non è stato usato l’attributo deprecato target=”_blank”, ma una soluzione JavaScript: stratagemma valido dal punto di vista formale, ma poco logico se si considera che nello stesso menu ci sono pagine che si aprono normalmente ed altre che portano su siti esterni.

Disabilitando JavaScript, vengono visualizzati comunque nella pagina elementi come le frecce di scorrimento dei vari carousel. Problema comune a molti siti: JavaScript è stato utilizzato in maniera intrusiva, senza usare il progressive enhancement.

Con le immagini disabilitate il sito mostra tutte le sue debolezze: la home risulta praticamente vuota.

Validazione del codice

Per quanto riguarda la validità dell’HTML ad una prima occhiata i risultati potrebbero sembrare buoni: almeno in homepage manca solo l’attributo alt sull’immagine di testa. Il problema è che la validazione non dovrebbe fermarsi solo alla home, che molto spesso (e soprattutto qui) è una semplice vetrina. Molti contenuti sono nelle pagine interne e sul fantomatico dominio visual-italy.it: i problemi sono tutti lì.

Sul sito “parallelo”, raggiungibile dal menu principale, non mancano infatti le sorprese:

  • tag non chiusi
  • doctype che passa misteriosamente da XHTML 1.0 Strict a HTML 4.01 a seconda della pagina visitata
  • ID ripetuti
  • attributi inesistenti per la doctype dichiarata

Risultato quindi apparentemente buono per italia.it, ma è una validità solo di facciata, che crolla non appena si naviga qualche pagina in più.

SEO – Search Engine Optimization

Alcuni degli aspetti che ho analizzato influiscono pesantemente anche sull’ottimizzazione dei motori di ricerca, a cominciare dall’uso dei titoli.

A questo si aggiungono:

  • La totale assenza di title su misura per le varie pagine del sito
  • La mancanza di meta keywords e description
  • La scarsità di contenuti testuali, spesso inutili quando presenti

Un sito come questo non ha problemi ad essere indicizzato per via del clamore che solleva, ma le pagine interne se resteranno così rimarranno in un inutile limbo, proprio perchè carenti di contenuti. Se poi anche le regioni vengono scambiate tra loro, il quadro diventa ridicolo.

La lingua e le traduzioni

Una nota finale è d’obbligo sulla lingua. Siamo sicuri che il target principale di un sito del genere siano gli italiani? Come mai molti siti esteri equivalenti presentano di default la versione inglese? Lo stesso dubbio viene sollevato anche da Massimo Mantellini nel suo Contrappunti, su Punto Informatico.

A questo si aggiungono delle strane scelte, come quella di utilizzare per tutte le lingue un titolo di sezione come “Italia Much More”. Perchè?

Conclusioni

Per considerando lo stato di beta dichiarato dal ministro Brambilla per l’attuale versione di italia.it, ci sono poche speranze che le cose possano cambiare con il rilascio definitivo previsto in autunno. Il problema è l’idea alla base: un sito del genere non serve a nessuno, nè ai turisti stranieri, nè tantomeno agli italiani, che non possono trovare alcuna utilità in un portale vetrina.

Un turista deve poter conoscere le indicazioni dei visitatori che sono stati in un posto prima di lui, oltre a vedere i prezzi degli alberghi e programmare ogni spostamento. Sapere che i principali aereoporti italiani sono Malpensa e Fiumicino e che l’offerta di voli “è ampia e copre un vasto numero di destinazioni” non serve a nessuno.

Sono tutti soldi pubblici spesi inutilmente per un sito che non offre alcun motivo per ritornare dopo la prima visita. I 45 milioni di euro stanziati per il primo progetto sembrano ormai un lontano ricordo (ma quanti ne furono comunque spesi?), ma l’investimento su questo secondo tentativo sarà inutile se non cambierà l’idea alla base. E’ incomprensibile una spesa di 10 milioni, anche considerando gli sviluppi futuri e le attività promozionali in programma.

Il mio suggerimento? Coinvolgere sviluppatori realmente competenti e web designer interessati all’usabilità dei propri lavori, ricordando di garantire a tutti l’accesso alle risorse della rete. La collaborazione è la chiave, non solo dietro le quinte: coinvolgere gli utenti è il modo migliore per ottenere dei risultati, rendendoli parte attiva del progetto.

Progetto David e RItalia Camp: qualcosa si muove

La nascita di italia.it ha dalla sua parte un merito: aver smosso qualcosa, risvegliando le coscienze di numerosi personaggi del web design nazionale. Sono stati in molti a ribellarsi più o meno apertamente nei loro siti e blog, ed in questi giorni stanno sorgendo varie iniziative.

La prima che voglio segnalare si chiama Progetto David, e si propone di porre le basi per un nuovo portale turistico italiano. Idea sicuramente ambiziosa, ma parte con il piede giusto raccogliendo segnalazioni, idee e tutto quello che può servire veramente in un progetto del genere, partendo prima di tutto da un’analisi di marketing.

In parallelo è sorta l’altra iniziativa: RItaliaCamp. Potete trovare ampi dettagli sul wiki dedicato; il primo obiettivo è quello di far incontrare tutti coloro che hanno da dire qualcosa su come avrebbe dovuto essere italia.it e come sarà possibile far nascere un progetto simile, utile a tutti.

La mia idea riguarda l’aspetto sociale che dovrebbe avere un portale del genere: si parla di Web 2.0 spesso a sproposito, ma quando si dovrebbe veramente chiamarlo in causa questo fenomeno viene dimenticato. Sarebbe tanto difficile integrare GoogleMaps, i video di YouTube, le foto geotaggate di Flickr? Non credo, anzi tutti ci guadagnerebbero qualcosa.

Se avete quindi un’idea non tiratevi indietro, partecipate all’iniziativa che più vi attira, l’importante è far capire come dovrebbe realmente essere il nostro portale nazionale.

Chiude Italia.it, il fallimento è definitivo

Italia.it logoIl tanto discusso portale Italia.it ha fatto parlare per mesi la rete, incluso questo blog, soprattutto alla luce dei milioni spesi per un sito incompleto, inaccessibile, ricco di errori e con un logo orribile costato da solo 100mila euro.

Dopo le parole di Rutelli che lo scorso ottobre aveva anticipato la possibile svolta, siamo arrivati al capitolo finale. Il portale Italia.it è stato appena chiuso, dopo nemmeno un anno dal suo lancio. Impossibile visitare il sito, all’indirizzo www.italia.it non esiste più niente.

Qualcuno si sentirà sollevato per la chiusura di un progetto che aveva dimostrato fin dall’inizio enormi sprechi, ma sinceramente non mi sento di accogliere con entusiasmo la notizia. Un fallimento del genere non giova a nessuno, e chiudere come se non fosse mai esistito niente è una sconfitta.

Ovviamente non avrebbe avuto senso continuare ad investire in un portale simile, ma tutto ciò che era stato fatto poteva essere recuperato, trasformato ed affidato a qualcuno con un progetto chiaro e finalmente innovativo. Ci sono centinaia di web designer ricchi di talento, ma sottopagati in web agency senza futuro, che avrebbero colto al volo una possibilità del genere.

Mi rendo conto che tutto questo potrebbe essere utopico, soprattutto dopo il chiaro fallimento di altre iniziative come quella di Ritalia in cui anche io avevo sperato, ma gettare la spugna dopo aver speso milioni di euro è davvero deprimente.

Voi cosa ne pensate? A questo punto vorrei solo sapere quanti milioni di euro siano stati effettivamente spesi, dei 58 stanziati per l’intero progetto. Non conosco la risposta, ma saranno comunque troppi.

Aggiornamento – 21 Gennaio: leggo su Repubblica che fino ad oggi sono stati spesi quasi 7 milioni di euro. Niente male per un sito chiuso dopo un anno di vita.

Ma la cosa che mi fa più paura sono le parole lette su scandaloitaliano di Ciro Esposito, capo del dipartimento Innovazione e Tecnologie, che afferma:

Ora siamo pronti a ricominciare in maniera diversa.

Il che molto probabilmente significa buttare tutto nel cestino e ripartire da zero con enormi sprechi di denaro pubblico. Niente male.

RItaliaCamp si avvicina: partecipa anche Marco Ottolini

RItaliaCampCome già scritto in un precedente articolo su italia.it, RItaliaCamp è Il progetto per la realizzazione di un’alternativa al tanto criticato portale, ed ormai si avvicina la data dell’evento organizzato a Milano per il 31 Marzo.

In questi giorni però c’è stata una novità degna di nota, e mi sembra giusto parlarne per non lasciar dimenticare l’argomento troppo presto: Marco Ottolini, uno dei Project Director di italia.it, si è dimesso ed ha dato la sua adesione proprio al progetto RItalia. Trovate qualche informazione in più sul blog di Lele Dainesi, dove tra i commenti c’è un intervento dello stesso Marco.

Sembra proprio che le intenzioni di portare avanti un progetto ben fatto ci siano tutte, una cosa è comunque certa: il polverone che si è sollevato dopo la pubblicazione del portale sta avendo delle conseguenze positive. Tra l’altro le iniziative parallele nate saranno tanto di guadagnato soprattutto per gli utenti, che avranno più possibilità (molto probabilmente di qualità).

Insomma ancora una volta i blogger italiani hanno dimostrato di avere un potere non indifferente.

Se volete approfondire, vi consiglio di leggere questo post sul blog di Marco Ottolini. E’ una delle poche testimonianze relative al progetto italia.it visto dall’interno, sicuramente interessante. Si parla anche di una possibile rivoluzione per la blogosfera italiana, che ha trovato in una causa comune un modo per unirsi e dare vita ad un vero strumento di comunicazione di massa.

Italia.it, impossibile non parlarne

Finalmente è nato Italia.it, il portale del turismo italiano. Un progetto da 45 milioni di euro (sì, avete capito bene) che dovrebbe rappresentare il nostro paese su internet promuovendolo anche all’estero.

C’è un problema: il risultato è qualcosa di incredibilmente scandaloso, e nei pochi giorni di vita del portale le critiche non si sono fatte attendere, soprattutto da parte dei professionisti del web.

Qualcuno potrà pensare che criticare un progetto del genere sia troppo facile, che cercare i problemi nei lavori altrui sia semplice, ma anche dando una veloce occhiata a questo italia.it è impossibile astenersi dai commenti. Commenti per forza di cose negativi.

Iniziamo dal logo. 100mila euro spesi per questo:

Il miglior articolo su questo logo lo trovate su designerblog.it, non serve aggiungere altro. Vi basti notare tra le varie cose che sono stati usati 4 font diversi per un totale di 6 lettere.

Procedendo poi con l’analisi tecnica, la prima cosa che attira l’attenzione è la doctype: HTML 4.01! Non c’è che dire, siamo tornati indietro nel tempo.. ma le sorprese non sono finite, perchè ben presto un altro particolare cattura l’attenzione: il sito è realizzato con un layout a tabelle, degno di un portale di 10 anni fa.

Dopo questo, risulta inevitabile controllare l’accessibilità reale del sito, soprattutto perchè è un portale finanziato dallo stesso stato italiano che con la legge Stanca ha dato segnali importanti da questo punto di vista. E’ presente in bella vista una dichiarazione di accessibilità che fa pensare ottime cose, ci sono diversi collegamenti per scaricare software assistivo, e per molte pagine è presente una versione alternativa: ma siamo sicuri che tutto sia così perfetto come ci viene illustrato? Ovviamente no.

Il layout a tabelle è già un brutto segno, difficile da navigare per gli screen reader e la mancanza assoluta di tabindex non aiuta. Ci sarebbero le ancore posizionate in testa alla pagina per spostarsi tra contenuto principale e menu di navigazione, ma anche qui c’è una brutta sorpresa: il collegamento al contenuto principale manda sempre ad un’ancora #content inesistente.

Passando poi ad analizzare i contenuti veri e propri delle pagine ci sono dei testi a dir poco sorprendenti. Dalle mie parti sta spopolando la descrizione della Toscana, che viene presentata come “la regione più settentrionale dell’Italia centrale”: un giro di parole fantastico! Sono sicuro che se analizzate la descrizione della vostra regione non resterete delusi, ce n’è per tutti.

Inutile andare oltre, avete capito bene quale sia la situazione e cosa ci troviamo davanti dopo una lunga attesa che aveva fatto sperare in ben altri risultati. Se volete dire la vostra, vi segnalo:

Se invece volete approfondire l’analisi della user experience vi segnalo l’articolo pubblicato da Punto Informatico che non lascia spazio a dubbi sulla scarsa qualità di italia.it.

La cosa peggiore è senza dubbio la spesa che è stata sostenuta per arrivare ad un simile risultato. Immaginate 45 milioni di euro, guardate italia.it e cercate di trovare una spiegazione. Ci riuscite? Io no, e mi viene da pensare a tutte le cose che si sarebbero potute fare con quei fondi.