L’importanza di questo sondaggio sarà direttamente proporzionale al numero di partecipanti, quindi se lavorate in questo ambito vi invito a dire la vostra.
Al momento risulta che il web designer medio in Italia guadagna poco (meno di 30.000 euro annue, spesso molto meno aggiungo io), ha 20-30 anni ed ha imparato la professione da solo. Quasi ovvio.. vista la mancanza di innovazione delle nostre scuole.
Per quanto mi riguarda ho avuto un dubbio sulla categoria in cui classificarmi, visto che mi occupo anche di accessibilità: dove inserirmi? Alla fine ho deciso per il classico ruolo del web designer.
E voi cosa pensate della situazione italiana del web design? Quali sono le difficoltà ed i problemi maggiori?
Con i CSS è possibile applicare un’ombra sul testo senza usare nessun programma di fotoritocco. Il testo dell’immagine qui sopra è stato realizzato grazie alla proprietà text-shadow, fino a poco tempo fa presente solo su Safari (fin dalla prima versione!).
Adesso il supporto sarà allargato anche ad Opera con la versione 9.5: vediamo come funziona.
Servono 4 parametri: spostamento verso destra dell’ombra, spostamento verso sinistra il basso, sfocatura e colore.
Ecco un esempio pratico per un titolo con ombra nera:
h2 { text-shadow: 2px 2px 3px #000; }
Interessante anche la possibilità di avere più ombre su un unico testo, basterà separare i valori con una virgola:
Al momento la proprietà è quindi poco supportata, ma potrebbe essere un’idea utilizzarla sul proprio sito per gli utenti che usano Safari ed Opera. L’importante è fare sempre attenzione che il testo si veda anche sugli altri browser. La maggioranza non vedrà l’ombra, quindi è assolutamente vietato usare testi su background dello stesso colore!
Se volete approfondire, c’è qualche altro esempio pratico di text-shadow su CSS3.info; se invece vi interessa essere sempre aggiornati sull’evoluzione dei CSS, un’ottima risorsa è The Future of Style, aggregatore del W3C che raccoglie tutte le maggiori notizie sull’argomento.
Il tanto discusso portale Italia.it ha fatto parlare per mesi la rete, incluso questo blog, soprattutto alla luce dei milioni spesi per un sito incompleto, inaccessibile, ricco di errori e con un logo orribile costato da solo 100mila euro.
Dopo le parole di Rutelli che lo scorso ottobre aveva anticipato la possibile svolta, siamo arrivati al capitolo finale. Il portale Italia.it è stato appena chiuso, dopo nemmeno un anno dal suo lancio. Impossibile visitare il sito, all’indirizzo www.italia.it non esiste più niente.
Qualcuno si sentirà sollevato per la chiusura di un progetto che aveva dimostrato fin dall’inizio enormi sprechi, ma sinceramente non mi sento di accogliere con entusiasmo la notizia. Un fallimento del genere non giova a nessuno, e chiudere come se non fosse mai esistito niente è una sconfitta.
Ovviamente non avrebbe avuto senso continuare ad investire in un portale simile, ma tutto ciò che era stato fatto poteva essere recuperato, trasformato ed affidato a qualcuno con un progetto chiaro e finalmente innovativo. Ci sono centinaia di web designer ricchi di talento, ma sottopagati in web agency senza futuro, che avrebbero colto al volo una possibilità del genere.
Mi rendo conto che tutto questo potrebbe essere utopico, soprattutto dopo il chiaro fallimento di altre iniziative come quella di Ritalia in cui anche io avevo sperato, ma gettare la spugna dopo aver speso milioni di euro è davvero deprimente.
Voi cosa ne pensate? A questo punto vorrei solo sapere quanti milioni di euro siano stati effettivamente spesi, dei 58 stanziati per l’intero progetto. Non conosco la risposta, ma saranno comunque troppi.
Aggiornamento – 21 Gennaio:leggo su Repubblica che fino ad oggi sono stati spesi quasi 7 milioni di euro. Niente male per un sito chiuso dopo un anno di vita.
Ma la cosa che mi fa più paura sono le parole lette su scandaloitaliano di Ciro Esposito, capo del dipartimento Innovazione e Tecnologie, che afferma:
Ora siamo pronti a ricominciare in maniera diversa.
Il che molto probabilmente significa buttare tutto nel cestino e ripartire da zero con enormi sprechi di denaro pubblico. Niente male.
Un’analisi del nuovo sito Feltrinelli, evidenziando pro e contro del portale.
Da pochi giorni è online il nuovo sito di e-commerce della Feltrinelli, nota libreria e casa editrice: sono rimasto piacevolmente sorpreso da alcuni particolari dell’operazione, ma non mancano le note negative.
I Pro
Il primo punto a favore dell’operazione è sicuramente l’apertura del sito avvenuta in Dicembre, a favore dei clienti già registrati. Ho infatti ricevuto l’invito a partecipare ad una vera e propria beta privata: una password permetteva l’ingresso nel sito ancora chiuso. Operazione in pieno stile web 2.0, con la possibilità di inviare feedback e commenti. Idea ottima che ha premiato i clienti più fedeli, aumentando l’interesse per il nuovo sito.
Altra nota a favore riguarda la grafica. Molto più curata rispetto al passato, presenta qualche imperfezione come le tab della navigazione principale che appaiono troppo grossolane e definite male, ma l’impressione generale è buona. Ci sono anche alcuni elementi di interaction design interessanti, come lo slider in evidenza al centro della pagina.
I Contro
La prima cosa che mi ha sorpreso in negativo è stata l’assenza di un comunicato per il lancio ufficiale. Dopo tanto sforzo per mostrare ai clienti più fedeli la nuova creazione, non mi è arrivata nemmeno una email di notifica. Mi sono accorto per caso che il nuovo sito era online.
Un secondo particolare negativo, da evitare quando si rinnova un sito, è l’eliminazione di funzioni che fino a quel momento erano particolarmente apprezzate. Sul vecchio portale era possibile conoscere la disponibilità dei libri nei vari punti vendita, adesso non più.
Conclusioni
Il nuovo sito Feltrinelli presenta alcune idee interessanti, il cui impatto si è però perso in una scarsa cura dei dettagli.
Quello che inoltre continua a farmi riflettere è la poca importanza data alla validazione del codice html ed all’accessibilità. Non succede solo in questo caso, anzi la maggioranza di portali medio-grandi ha ben poca cura per questi aspetti.
E’ possibile fare qualcosa per cambiare questa tendenza? Le mie speranze per l’immediato futuro sono ben poche, basti pensare al caso di Google di cui ho parlato in passato.
Aggiornamento: ho avuto un interessante scambio di mail con Luca Innocenti, responsabile Customer Satisfaction di Feltrinelli, che mi ha fornito alcuni elementi per meglio giudicare il nuovo sito. Riporto direttamente le sue parole che integrano quando ho scritto:
“[..] lo scaffale sarà esportabile e condivisibile con altri utenti: in questo modo potrà “sbirciare” nello scaffale degli altri utenti che hanno gusti simili per scovare qualche libro o cd o film interessante.
Per quanto riguarda i “contro” le preciso che la ricerca della disponibilità presso i negozi non è stata disattivata, ma è semplicemente riservata agli utenti Carta Più. La stiamo comunque estendendo anche agli utenti registrati al sito. Può accedere a tale funzionalità entrando nella scheda prodotto e selezionando “dettagli”: visualizzerà un link “ricerca disponibilità presso i punti vendita”
La decisione di non comunicare in modo “invasivo” il lancio del nuovo sito, infine, è dovuta innanzitutto alla necessità di approfondire i test. Stiamo muovendo i primi passi e qualche funzionalità, come può immaginare, deve essere rafforzata.”
Sentitevi liberi di dire la vostra, il dialogo è aperto e qualsiasi suggerimento potrebbe essere preso in considerazione se degno di nota.
In questo periodo ci sono state diverse rivoluzioni per quanto riguarda Google e l’attività dei SEO. Quello del posizionamento non è un ambito affatto statico, anzi è fondamentale aggiornarsi continuamente per evitare cadute clamorose dei propri siti, ma negli ultimi mesi ci sono stati più rinnovamenti del solito.
Un episodio su tutti è quello riguardante i link a pagamento, che ha visto il pagerank di numerosi siti scendere improvvisamente: anche su TomStardust.com c’è stato un calo da PR6 a PR4 avvenuto in un unico aggiornamento.
Quello però che mi fa sorridere, è come in certe situazioni la paura di essere bannati o penalizzati da Google diventi eccessiva, al punto da mettere i motori di ricerca davanti a tutto il resto, considerandoli anche più importanti degli utenti stessi.
Un esempio?
Mi è capitato di sentirmi dire di evitare le tecniche di image replacement che utilizzano position:absolute o overflow:hidden per paura del ban. Capisco i timori di chi non si può permettere una penalizzazione su Google (e chi può?), ma se determinate pratiche sono più che diffuse e rispettano gli standard non vedo dove sia il problema.
Scrivendo xhtml e css il mio obiettivo principale è sempre il rispetto degli standard del W3C e la validazione delle pagine. Raggiunto questo risultato, se le tecniche utilizzate sono consolidate non c’è motivo di aver paura. Uno sviluppatore dovrebbe sempre pensare per primo all’utente: sarà molto più facile poi occuparsi del resto, anche dei motori di ricerca.
E voi cosa ne pensate? Conoscete qualcuno bannato da Google per un image replacement o altre tecniche simili?
Da anni nel mondo del web design un sito è sempre stato il primo esempio da citare parlando di CSS e delle loro potenzialità. Ovviamente mi riferisco a CSS Zen Garden, un’idea del canadese Dave Shea, che ha permesso a tutti di capire cosa era possibile fare con i fogli di stile.
Se però non ve ne siete accorti, da tempo il sito non veniva più aggiornato con nuovi lavori. Soprattutto per l’impossibilità del suo ideatore di gestire l’enorme numero di contributi che gli vengono tuttora inviati ogni giorno.
Adesso però le cose sono cambiate, ed è proprio il caso di annunciare che CSS Zen Garden è tornato a nuova vita. Dave Shea con un post sul suo sito chiarisce la situazione ed annuncia i cambiamenti in atto: da ora in avanti non esisterà più la suddivisione tra Official Designs e All Designs.
In passato infatti tutti i lavori venivano conservati e catalogati, in un’immenso archivio destinato a diventare sempre più grande. Con l’aumentare delle segnalazioni la cosa era diventata ingestibile, ed ora saranno presi in considerazione solo i contributi migliori, gli Official Designs. Tutti gli altri saranno scartati, ma sarà sempre possibile riprovare.
Nel momento in cui scrivo ci sono già 4 nuove realizzazioni, non male considerando che il post di Dave Shea è del 25 Ottobre scorso.
Che ne pensate? Io sono felice di questa scelta: non sarà il massimo per chi sperava di vedere il proprio lavoro online anche tra quelli non ufficiali, ma almeno in questo modo un sito storico come CSS Zen Garden è tornato attivo.
Se avete dei lavori pubblicati segnalateli pure nei commenti, oppure raccontate la vostra esperienza.
Ogni tanto mi vengono chiesti consigli per il posizionamento sui motori di ricerca: a volte si tratta di siti amatoriali, in altri casi sono vetrine sul web di attività commerciali, ma sono comunque ben pochi i casi in cui si trova svolto un buon lavoro di ottimizzazione per Google ed affini.
Per chiunque abbia voglia di interessarsi all’argomento SEO, i punti fondamentali da cui partire sono senza dubbio:
validità del codice e rispetto degli standard descritti dal W3C
contenuti ben organizzati e strutturati, utilizzando codice semanticamente corretto
Iniziando da questa base è possibile ottenere buoni risultati, ma la cosa più importante da tenere presente è che un sito per essere trovato ha bisogno di contenuti da offrire. Molti contenuti. E’ per questo motivo che i blog sono così ben visti dai motori di ricerca: sono una fonte continua di notizie in continuo aggiornamento, ed il patrimonio che mettono a disposizione degli utenti aumenta continuamente, ad ogni post.
Non è però tutto così facile. Ci sono diverse tipologie di contenuti completamente invisibili ai motori di ricerca, inutili ai fini del posizionamento e controproducenti se usate su larga scala.
Vengono descritte benissimo nel post SEU, Search Engine Useless su Standardzilla, che riassumo in breve:
Iframes
Gli Iframe non sono validi usando doctype XHTML. Inoltre visualizzare dei contenuti in questo modo significa non sfruttarli pienamente, perchè gli spider dei motori di ricerca non leggeranno ciò che si trova all’interno della finestra dell’Iframe.
Flash
Il tanto discusso flash è spesso inutile ed impossibile da leggere per i motori di ricerca. Il bello è che il modo per far indicizzare comunque i contenuti ci sarebbe, ad esempio fornendo delle alternative accessibili. Inutile dire che non viene quasi mai usato in maniera corretta.
AJAX
Spesso sinonimo di Web 2.0, AJAX è una tecnologia da usare con cautela. Ne ho parlato anche in passato, riempire un sito di javascript per generare i contenuti è una pessima idea ai fini del posizionamento.
Video e Audio
Come immaginerete, tutto ciò che è video e audio non può essere indicizzato da Google (almeno per ora..). Per risolvere il problema basterebbe rispettare i requisiti per un sito accessibile, ovvero affiancare delle trascrizioni.
Cosa fare se un sito ha tutti questi elementi che non verranno mai letti da un motore di ricerca? Lavorare a posteriori non è mai facile, ma inizialmente puntare sulla pulizia del codice può aiutare molto. Utilizzare il corretto title sulle proprie pagine, eliminare i meta tag obsoleti, fare attenzione ai titoli e magari passare ad una doctype di tipo XHTML sono i primi passi da compiere.
E poi? Dopo questo sarà necessario iniziare a correggere gli errori commessi, sostituendo gli elementi incriminati o fornendo le alternative testuali adeguate, tenendo presente che considerare problemi del genere nelle prime fasi della progettazione avrebbe evitato molti problemi.
MoFuse è un servizio appena nato ed ancora in beta che permette di creare in pochi istanti la versione mobile di un sito web.
Grazie a questo strumento tutto viene ridotto all’essenziale, c’è la possibilità di sfruttare i propri feed per generare dinamicamente dei contenuti, e anche di aggiungere delle semplici pagine statiche composte da titolo e testo.
E’ possibile anche aggiungere il proprio logo per personalizzare l’aspetto del sito, ed in futuro ci saranno anche delle widget. Al momento l’unica disponibile è un semplice contatore delle visite.
Il bello di MoFuse è la sua semplicità, del resto è quello che serve per la versione mobile di un sito internet: lo spazio è tutto per i contenuti e poco altro.
Piccola nota di design: nel sito imperversano le onnipresenti Silk Icons, sono veramente ovunque.
Ho appena realizzato una versione per cellulari di TomStardust.com, è visibile all’indirizzo http://m.tomstardust.com in modo che possiate già farvi un’idea delle potenzialità del servizio.
Per chi fosse interessato sono in possesso di alcuni inviti, i primi 8 che nei commenti faranno richiesta di provarlo saranno accontentati!
Aggiornamento: gli inviti che avevo messo a disposizione sono terminati.
La prima estensione che voglio segnalarvi è DragDropUpload. E’ tanto semplice quanto geniale: permette di trascinare files all’interno dei box per gli allegati. Funziona per qualsiasi form, senza dover ogni volta sfogliare il proprio hard disk alla ricerca dell’elemento desiderato. La utilizzo senza problemi anche su GMail e mi trovo benissimo, per me è diventata un must.
Un’altra estensione da conoscere è Hyperwords: consente di eseguire oltre 200 azioni su qualsiasi parola presente in una pagina web. Ci sono funzioni di conversione, traduzione, ricerca, invio e-mail e altro ancora; guardate il video demo presente su YouTube e rimarrete stupiti.
Spostandoci invece in ambito Web Design, ecco Dust-Me Selectors. Permette di individuare tutti i selettori inutilizzati in una pagina web: prima analizza automaticamente il CSS, poi verifica se nel codice della pagina ci siano elementi di troppo. Utile se vi trovate a lavorare su un sito che non conoscete, oppure su un vostro lavoro di cui avete dimenticato la struttura dei files e volete fare pulizia.
Avete notato altre estensioni di Firefox degne di nota? Segnalatele se le ritenete utili!
Uno dei dubbi tra coloro che si occupano di SEO riguarda il codice HTML commentato. C’è chi ritiene che gli spider dei motori di ricerca leggano comunque questi contenuti, soprattutto quando contengono dei link, e chi invece ritiene che i commenti siano ignorati.
Per rispondere a questo dubbio è stato portato avanti un test, ideato dall’utente claudioweb sul forum di Giorgio Taverniti.
E’ stata creata una pagina ottimizzata per una keyword fino a quel momento inesistente, e questa pagina è stata linkata in un sito con PR 5, tramite un link commentato.
Risultato: dal 24 Febbraio 2007 all’8 Agosto 2007 questa pagina non è ancora stata indicizzata da Google, sono passati degli spider, ma sono di motori di ricerca minori e praticamente ininfluenti.
Questo esperimento fa quindi capire che i commenti nel codice HTML vengono ignorati dai motori di ricerca, come era lecito aspettarsi.